…di pillole sulla balbuzie.

Inceppi, ripetizioni di sillabe, blocchi; la balbuzie è un disturbo dalle implicazioni frustranti, soprattutto sul piano relazionale e scolastico.

Si manifestano prevalentemente intorno ai 3-4 anni, quando il bimbo elabora le prime frasi e inizia ad interagire con persone diverse dai genitori, ma può dare i primi sintomi già a 18 mesi o molto più tardi, nell’adolescenza.

Per parlare è necessario coordinare la muscolatura di respirazione, fonazione, articolazione. Se la coordinazione manca, emergono le caratteristiche della balbuzie: ripetizioni e prolungamenti di suoni, sillabe e parole, esitazioni, pause e blocchi (brusche interruzioni dell’atto articolatorio) che modificano ritmo e melodia del discorso.
I migliori risultati in senso temporale e di miglioramento del comportamento verbale si hanno con i bambini in età pre-scolare, infatti una percentuale elevata di bambini che cominciano a balbettare smettono di farlo senza alcuna assistenza.
Non tutti, quindi, hanno la necessità di trattamento. Circa il 20 per cento dei bimbi che cominciano a parlare sperimentano un periodo di disfluenza che desta preoccupazione nei genitori. Il 4-5 % della popolazione infantile affronta un periodo di balbuzie che dura 6 o più mesi. Ma solo l’1 per cento continuerà a balbettare in età adulta.
La conoscenza dei fattori di rischio di mantenimento di questo disturbo, unitamente ad una valutazione approfondita del bambino, può permettere di distinguere i casi che hanno bisogno di un percorso riabilitativo da quelli che, correndo un rischio minimo di continuare a balbettare, necessitano di un monitoraggio nel tempo.
Ma quali sono le cause della balbuzie? Alcune ricerche dimostrano nelle persone adulte con balbuzie la presenza di anomalie nel planum temporale, una parte del cervello importante per l’elaborazione fine di stimoli acustici; risulta più esteso del normale. Il significato di queste anomalie non è chiaro: potrebbero essere causa, fattore di rischio o effetto della balbuzie. Probabilmente una componente genetica è importante, anche se non sufficiente, dato che nei gemelli identici si può trovare uno solo che balbetta. L’orientamento attuale mette in gioco un insieme di cause. Meno considerata l’origine emotiva anche se è indubbio che situazioni emotivamente cariche accentuano la balbuzie”.
Anche definire la severità di una balbuzie non è un compito semplice. Un possibile approccio è misurare fattori correlati alla fluenza (quantità e qualità dei blocchi, delle ripetizioni, ecc.); presenza/assenza di sincinesie (movimenti involontari dei muscoli facciali o di altre parti del corpo); qualità/quantità dell’eloquio; reazioni quali ansia, vergogna.
La balbuzie si associa, con una certa frequenza, anche ad altri tipi di difficoltà motorie verbali, linguistiche, cognitive e attentive. Ciò complica il quadro clinico e la prognosi, per ogni piccolo balbuziente è necessaria, oltre all’analisi qualitativa e quantitativa del comportamento verbale anche una valutazione delle reazioni del bambino rispetto alla balbuzie e alla comunicazione, una valutazione delle reazioni dell’ambiente nei confronti del bambino, del suo disturbo e un’analisi dello stile di comunicazione degli interlocutori.
Sistemi di analisi, test standardizzati e non, questionari e colloqui sono gli strumenti utilizzati per focalizzare il problema. Molte le proposte riabilitative, con fondamenti molto diversi: dall’approccio psicologico a quello farmacologico, dall’ipnosi alla terapia analitica.

Da logopedista non posso che proporre tecniche per controllare il ritmo e la fluenza della produzione linguistica. Anche se la relazione tra terapista, piccolo paziente e famiglia allarga i confini dell’intervento.

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